Si riduce divario di ricchezza tra regioni europee
Gli elevati tassi di crescita nelle regioni meno sviluppate hanno contribuito a ridurre il divario nei confronti della media EU
Nel 2008 il PIL per abitante è oscillato tra il 28% della media dell'UE a 27 a Severozapaden in Bulgaria e il 343% nel distretto londinese di Inner London. Una differenza significativa che però non deve nascondere il dato generale: il divario tra le regioni più povere e quelle più ricche dell'UE è andato riducendosi dal 2000, secondo i dati più recenti relativi al PIL pro capite (2008). Al di là dell’interesse generale che possono suscitare, le cifre fornite da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, avranno una ricaduta sulla definizione delle aree meno sviluppate nell’ambito della politica di coesione successiva al 2013, per la quale la Commissione è orientata ad utilizzare le medie del Pil procapite degli anni 2007-2009.
Nel 2008, 64 regioni con una popolazione di 119 milioni di abitanti pari al 24% dell’Unione, risultavano avere un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE. Nel 2000 a trovarsi nella stessa situazione erano 69 regioni con un numero di abitanti pari a 131 milioni, il27% del totale.
Gli elevati tassi di crescita nelle regioni meno sviluppate hanno dunque contribuito a ridurre il divario nei confronti della media EU rispetto al 2000. Una circostanza che emerge anche fermando l’attenzione sui dati relativi alle 10 regioni più povere, dal 2000 tutte appartenenti a Romania e Bulgaria ad eccezione di una situata in Polonia che è entrata nella categoria dal 2006. Nonostante la stabilità delle posizioni più basse, anche la distanza delle regioni più povere dalla media Ue è diminuita sensibilmente: nel 2000 il Pil procapite di queste dieci regioni variava dal 18% al 27% della media europea, mentre nel 2008 andava dal 28% al 39%.
Il trend è dunque quello di una progressiva convergenza che, nonostante la crisi, dovrebbe continuare. L’impatto della recessione sarà comunque visibile solo con i dati del 2009 e del 2010. Ad essere colpite saranno soprattutto le regioni degli Stati Baltici e dell’Irlanda che registreranno un Pil procapite in confronto alla media sensibilmente inferiore rispetto al 2008.
Per quanto riguarda l’Italia il suo Pil procapite si situa di poco al di sopra della media europea, precisamente al 104%. La situazione italiana, come noto, è fortemente differenziata. Il Nord Ovest ha un Pil procapite pari al 126% di quello europeo, il Nord Est si situa al124% e il Centro si ferma al 116%. Ben più basso è il dato di Sud e Isole pari al 69% della media Ue. Le regioni che stanno al di sotto del 75%, soglia che definisce le regioni dell’obiettivo Convergenza, sono quattro: Campania, Calabria e Sicilia con il 66% e la Puglia con il 67%. La Basilicata, che per tutto il periodo 2007-2013 ha beneficiato dello status di Regione Convergenza, in base ai dati del 2008, che la vedono con un Pil procapite pari al 76% di quello europeo, dovrebbe perderlo, a normativa invariata. Sarà comunque la media degli anni 2007-2009 ha decidere la sorte della Lucania.






